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[ Sustentabilidad ]

Economia circolare in Cile: la legge REP e le opportunità industriali

Impresión a una tinta de un olivo de tronco retorcido junto a una hilera de paneles solares en terreno aterrazado.

Il Cile ha avviato un cambiamento normativo destinato a creare, nel giro di pochi anni, un intero settore industriale che oggi esiste solo in parte: quello della raccolta differenziata e del riciclo.

Lo strumento è la legge quadro del 2016 sulla responsabilità estesa del produttore — nota localmente come legge REP — e i suoi decreti attuativi.

Il principio

La responsabilità estesa del produttore ribalta la logica tradizionale della gestione dei rifiuti.

Modello tradizionaleResponsabilità estesa
Chi paga la gestione del rifiutoIl comune, con le tasseChi immette il prodotto sul mercato
Incentivo per il produttoreNessunoRidurre imballaggi e renderli riciclabili
Chi organizza la raccoltaL’ente pubblicoIl produttore, singolarmente o in consorzio

L’idea è semplice: se il costo del fine vita ricade su chi produce l’imballaggio, quel costo diventa un fattore di progettazione. Un’azienda che paga per il proprio packaging ha una ragione economica per usarne meno e per sceglierlo riciclabile.

Che cosa prevede il decreto sugli imballaggi

Il secondo decreto attuativo ha stabilito cinque sottocategorie il cui riciclo deve essere realizzato entro un termine di dodici anni:

  • cartone per liquidi;
  • carta;
  • metallo;
  • plastica;
  • vetro.

Per i rifiuti domiciliari, le percentuali target di raccolta e valorizzazione a carico di produttori e importatori variano a seconda del tipo di contenitore, con obiettivi intermedi progressivi.

Che cosa devono fare le imprese

Il decreto ha assegnato alle aziende produttrici e importatrici un periodo di ventiquattro mesi per due adempimenti distinti:

Dichiarare i volumi di imballaggi utilizzati e immessi sul mercato. È il presupposto di tutto: senza dati non esistono obiettivi verificabili.

Costituire sistemi di gestione, individuali o collettivi, attraverso cui adempiere agli obblighi.

Il secondo punto è quello che nella pratica determina l’esito. Nessuna azienda organizza da sola la raccolta dei propri imballaggi in un Paese lungo quattromila chilometri: la strada obbligata è quella consortile, con imprese dello stesso settore che mettono in comune la struttura.

Perché è un’opportunità industriale

Un obbligo di riciclo su cinque materiali, con obiettivi crescenti e scadenze fissate per legge, significa una cosa molto concreta: il Paese dovrà costruire impianti.

La catena tecnologica necessaria comprende:

  • impianti di selezione automatica dei materiali;
  • linee di riciclo specifiche per plastica, vetro, carta e metallo;
  • trattamento del cartone per liquidi, che è il più complesso perché multistrato;
  • logistica di raccolta su scala nazionale;
  • sistemi di tracciabilità e rendicontazione.

Nessuno di questi elementi si improvvisa, e la maggior parte oggi in Cile è presente in misura limitata.

Il vantaggio competitivo italiano

L’Italia arriva a questo mercato con una credenziale specifica: il proprio sistema consortile per il recupero degli imballaggi è fra i più consolidati d’Europa, con decenni di funzionamento alle spalle e risultati di riciclo elevati su tutti i materiali.

Questo si traduce in due tipi di offerta esportabile.

Tecnologia: impiantistica di selezione e riciclo, settore in cui operano diverse imprese italiane specializzate.

Modello organizzativo: l’esperienza di come si costruisce e si governa un sistema consortile nazionale — che è il problema che il Cile deve risolvere adesso, e che non si compra insieme a un macchinario.

I tempi

Dodici anni sembrano molti e non lo sono, per una ragione strutturale: un impianto di riciclo richiede autorizzazioni, finanziamento, costruzione e messa a regime, e nel frattempo i volumi da trattare crescono.

Le decisioni che determinano se gli obiettivi saranno raggiunti si prendono all’inizio del periodo, non alla fine. È per questo che il settore internazionale guarda al Cile adesso e non fra dieci anni.

Domande frequenti

Che cos'è la legge REP cilena?

La legge quadro del 2016 sulla responsabilità estesa del produttore, che attribuisce a produttori e importatori l''obbligo di organizzare la raccolta e la valorizzazione dei propri prodotti a fine vita.

Quali materiali riguarda il decreto sugli imballaggi?

Cinque sottocategorie: cartone per liquidi, carta, metallo, plastica e vetro.

In quanto tempo vanno raggiunti gli obiettivi?

Entro un termine di dodici anni, con percentuali intermedie progressive definite dal decreto.

Chi deve organizzarsi?

Le aziende produttrici e importatrici di imballaggi, che devono dichiarare i volumi immessi sul mercato e costituire sistemi di gestione collettivi o individuali.

Che cos'è un sistema di gestione?

L''organizzazione — spesso consortile — attraverso cui le imprese adempiono collettivamente agli obblighi di raccolta e riciclo.

Perché è un'opportunità per le imprese italiane?

Perché il Paese dovrà dotarsi di impianti e tecnologie di selezione, riciclo e trattamento che oggi in larga parte non ha.

L'Italia ha esperienza in questo campo?

Sì: il sistema consortile italiano per il recupero degli imballaggi è fra i più consolidati d''Europa, con decenni di funzionamento alle spalle.