Uso efficiente dell'acqua: la dissalazione nelle miniere cilene
L’industria mineraria cilena ha un problema idrico strutturale, e la soluzione che ha scelto è andare a prendere l’acqua dove ce n’è: nel mare.
È una trasformazione tecnologica di grandi dimensioni, con un calendario definito e cifre pubbliche — e apre spazio a fornitori internazionali, comprese le imprese italiane del settore.
Il problema
L’estrazione e la lavorazione del rame consumano molta acqua, e le principali miniere cilene si trovano nel nord del Paese: la zona più arida del pianeta.
L’acqua continentale disponibile lì è poca, e il suo uso compete direttamente con quello delle comunità locali e dell’agricoltura. È un conflitto sociale oltre che tecnico, e negli ultimi decenni è diventato uno dei principali fattori di rischio per i nuovi progetti minerari.
Da qui la ricerca di alternative, che ha aperto — come nota chi osserva il settore dall’esterno — nuove opportunità per le aziende fornitrici di tecnologia.
I numeri
| Dato | |
|---|---|
| Nuovi progetti identificati | 15 impianti di approvvigionamento di acqua di mare |
| Sistemi già esistenti | 11 (8 di dissalazione, 3 di raccolta diretta) |
| Peso attuale dei sistemi esistenti | ~25 % dell’acqua dolce usata dal settore |
| Prospettiva con i nuovi progetti | Uso quasi paritario fra acqua continentale e marina |
| Regione di Antofagasta entro il 2031 | ~66 % dell’acqua mineraria della zona da impianti propri |
Fra i progetti citati spicca un’infrastruttura complementare realizzata nella zona di Coquimbo che comprende una condotta di 150 chilometri per il trasporto dell’acqua, insieme al relativo impianto di dissalazione.
Che cosa significa una condotta di 150 chilometri
Vale soffermarsi, perché la cifra da sola non rende l’idea dell’impresa ingegneristica.
L’acqua va portata dalla costa alla miniera, e le miniere cilene si trovano in quota: non è solo una questione di distanza ma di dislivello, spesso di migliaia di metri. Servono stazioni di pompaggio in serie, tubazioni resistenti a pressioni altissime, sistemi di controllo lungo tutto il tracciato e manutenzione in un ambiente desertico.
A questo si aggiunge il consumo energetico: dissalare e pompare in salita richiede molta elettricità, il che lega direttamente il progetto idrico a quello energetico. È uno dei motivi per cui in Cile i due settori — acqua e rinnovabili — si sviluppano insieme.
Dissalazione o raccolta diretta
Gli undici sistemi esistenti si dividono in due tipologie, e la distinzione è tecnicamente rilevante:
Dissalazione (otto impianti). L’acqua di mare viene desalinizzata, tipicamente per osmosi inversa, e diventa utilizzabile in tutti i processi.
Raccolta diretta (tre sistemi). L’acqua di mare viene usata senza dissalare, dove il processo lo consente. Costa molto meno in energia ma richiede impianti compatibili con l’acqua salata — materiali resistenti alla corrosione, processi adattati.
La seconda opzione è quella che l’industria preferisce dove è tecnicamente possibile, proprio per il risparmio energetico.
Perché interessa l’industria italiana
La catena tecnologica di questi progetti coincide quasi punto per punto con il profilo industriale italiano:
- pompe e sistemi di pompaggio ad alta prevalenza;
- membrane e componentistica per osmosi inversa;
- valvole, tubazioni e materiali resistenti alla corrosione;
- automazione e controllo di processo;
- ingegneria di processo e servizi tecnici;
- energia per alimentare gli impianti.
Sono comparti in cui l’Italia non compete con marchi noti al pubblico ma con imprese medie specializzate, spesso leader in una nicchia tecnica precisa. È esattamente il tipo di fornitore che una gara mineraria cerca.
Il quadro più ampio
Vale chiudere con una considerazione che il settore stesso si pone. La dissalazione risolve un conflitto — quello sull’acqua continentale — ma ne apre altri: consumo energetico, smaltimento della salamoia concentrata, impatto sugli ecosistemi costieri.
Nessuno di questi è insormontabile, e tutti richiedono tecnologia. Il che, in termini industriali, significa che la domanda di soluzioni in questo campo non si esaurirà con i quindici progetti già identificati.
Domande frequenti
Perché le miniere cilene usano acqua di mare?
Per la scarsità idrica del nord del Paese: l''acqua continentale non basta e il suo uso compete con quello delle comunità e dell''agricoltura.
Quanti progetti sono stati identificati?
Quindici nuovi impianti di approvvigionamento di acqua di mare, che si aggiungono agli undici sistemi già esistenti.
Quanto pesano oggi i sistemi esistenti?
Gli undici sistemi in funzione — otto impianti di dissalazione e tre di raccolta diretta — coprono circa il 25 % dell''acqua dolce utilizzata dal settore.
Che cosa cambierà con i nuovi progetti?
Un uso quasi paritario fra acqua continentale e acqua di mare nelle operazioni di estrazione del rame.
Che ruolo avrà la regione di Antofagasta?
Entro il 2031 dovrebbe concentrare il maggior numero di impianti del Paese, fornendo circa il 66 % dell''acqua usata dall''industria mineraria della zona.
Che cos'è una condotta mineraria per l'acqua?
Un sistema di tubazioni e pompaggio che porta l''acqua dalla costa alla miniera, spesso per oltre cento chilometri e con dislivelli di migliaia di metri.
Perché è un'opportunità per le imprese italiane?
Perché la catena tecnologica — pompe, membrane, valvole, automazione, ingegneria di processo — è esattamente il profilo industriale in cui l''Italia è competitiva.