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Vivere in Cile da italiani: clima, costi, distanze e vita quotidiana

Impresión a una tinta de una mesa larga vista desde arriba, con platos, vasos y muchas manos alrededor.

Il Cile è una destinazione poco ovvia per un italiano: lontanissima, all’estremo opposto del mondo, con un nome che evoca soprattutto montagne e deserto. Chi ci arriva scopre in genere un Paese più comodo e più familiare di quanto si aspettasse — e una distanza che pesa più di quanto avesse previsto.

Un Paese fatto di climi

La prima cosa da capire è la geografia. Il Cile è lungo circa quattromila chilometri e stretto in media duecento: contiene climi che in Europa richiederebbero mezzo continente.

ZonaClimaRiferimento europeo
Nord (Atacama)Deserto assolutoNessuno: è il deserto più arido del pianeta
Centro (Santiago, Valparaíso)MediterraneoMolto simile all’Italia centrale
Sud (Araucanía, Los Lagos)Piovoso, temperato, boschivoSimile all’arco alpino piovoso
Estremo australe (Magallanes)Subpolare, ventosoNessuno in Italia

La riga centrale è la ragione per cui la vita quotidiana risulta sorprendentemente familiare a un italiano: la zona centrale del Cile è uno dei pochi ecosistemi mediterranei del mondo, e produce le stesse cose — vino, olio, ortaggi, frutta di stagione.

E un dettaglio che disorienta per il primo anno: le stagioni sono invertite. Natale è in piena estate, l’inverno cade in luglio e agosto.

Il costo della vita

Vivere in Cile costa meno che nelle grandi città europee, ma non è un Paese a buon mercato per gli standard latinoamericani.

I punti che pesano di più sul bilancio di un residente:

  • l’affitto nella capitale, con differenze fortissime fra quartieri;
  • l’auto, praticamente indispensabile fuori da Santiago;
  • l’istruzione privata, molto diffusa e a pagamento;
  • la sanità privata, se si sceglie quella strada;
  • i prodotti importati, cari — compresi quelli italiani.

In compenso, alimentari freschi, vino, frutta e verdura costano meno che in Europa, e la qualità agricola è alta.

La lingua

Lo spagnolo cileno ha fama di essere fra i più difficili dell’America Latina, e la fama è meritata: velocità di eloquio elevata, tendenza sistematica ad accorciare le parole, aspirazione delle esse finali e un lessico locale — i famosi chilenismos — molto ricco.

Per un italiano resta comunque una delle lingue più accessibili al mondo. Sei mesi di immersione bastano per funzionare; il primo mese è quello in cui non si capisce quasi nulla e si dubita di aver studiato la lingua giusta.

La sanità

Il sistema è misto: una componente pubblica e una privata, fra cui chi lavora regolarmente sceglie versando i propri contributi.

La qualità delle strutture private nelle grandi città è alta; il sistema pubblico funziona ma con tempi di attesa significativi. La maggior parte dei residenti stranieri con lavoro stabile opta per la copertura privata.

I terremoti

Vanno affrontati subito, perché sono la domanda che tutti fanno. Il Cile è uno dei territori a più alta attività sismica del pianeta: le scosse percettibili sono frequenti.

Ed è anche uno dei Paesi meglio preparati del mondo: normativa antisismica fra le più severe esistenti, edifici progettati per oscillare senza crollare, protocolli scolastici e aziendali, cultura pubblica dell’emergenza.

L’adattamento è rapido. Dopo qualche mese si impara a distinguere una scossa che passerà da una che merita attenzione, come si impara qualunque altra condizione ambientale.

La comunità italiana

È consolidata e distribuita, il che rende il trasferimento molto meno solitario di quanto ci si aspetti:

  • scuole italiane a Santiago, Valparaíso e Viña del Mar, La Serena, Copiapó e altre città;
  • club sociali e sportivi fondati dalla collettività;
  • associazioni regionali — trentini, liguri, lucani, e molte altre;
  • compagnie di pompieri volontari di fondazione italiana;
  • organi di rappresentanza eletti dei cittadini italiani residenti;
  • una rete consolare che serve quasi ottantamila cittadini italiani.

Chi arriva trova, in altre parole, una comunità che esiste da centocinquant’anni e non ha bisogno di essere costruita.

La difficoltà vera

Non è il clima, né la lingua, né i terremoti: è la distanza.

Non ci sono voli diretti brevi. Un rientro in Italia significa venti ore o più di viaggio, con scalo, e un costo che non permette di farlo con leggerezza. Questo condiziona tutto il resto: le visite ai genitori, le emergenze familiari, la possibilità di tornare per un fine settimana.

È il fattore che, nell’esperienza della maggior parte degli italiani che vivono in Cile, decide se un trasferimento diventa definitivo o resta una parentesi. Conviene metterlo in conto prima di partire, e non dopo.

Domande frequenti

Com'è il clima in Cile?

Ce ne sono molti: deserto assoluto al nord, clima mediterraneo al centro, piovoso e temperato al sud, subpolare all''estremo australe. Le stagioni sono invertite rispetto all''Italia.

Si vive bene a Santiago?

Sì, con un costo della vita inferiore a quello delle grandi città europee, buoni servizi nella capitale e un divario marcato fra quartieri.

Lo spagnolo cileno è difficile?

Ha fama di essere fra i più difficili dell''America Latina: velocità alta, parole accorciate e un lessico locale molto ricco. Per un italiano resta comunque accessibile.

Come funziona la sanità?

Con un sistema misto pubblico e privato. Chi lavora regolarmente contribuisce e sceglie fra i due; molti residenti stranieri usano l''assicurazione privata.

Che cosa sapere sui terremoti?

Che sono frequenti e che il Paese è uno dei meglio preparati al mondo: normativa antisismica severa, edifici progettati per resistere e cultura pubblica dell''emergenza.

Esiste una comunità italiana?

Sì, consolidata e distribuita: scuole italiane in diverse città, club, associazioni regionali, compagnie di pompieri e organi di rappresentanza eletti.

Qual è la difficoltà maggiore?

La distanza. Il Cile è lontano da tutto: un rientro in Italia è un viaggio lungo e caro, e questo condiziona la vita familiare più di qualsiasi altro fattore.