Il nuovo Consolato di Santiago: mattoni, legno e 80.000 utenti
Il ministero degli affari esteri ha dato il via libera alla progettazione esecutiva di una nuova area del Consolato di Santiago, dedicata alla ricezione del pubblico, in uno spazio adiacente a quello attuale.
Dietro la decisione c’è un dato molto semplice, e vale la pena guardarlo prima dell’architettura.
Il numero
| Italiani residenti in Cile | |
|---|---|
| 2018 | ~68.000 |
| Oggi | ~80.000 |
In pochi anni la popolazione di riferimento è cresciuta di circa il 18 %. E l’edificio consolare attuale, la cui ultima ristrutturazione risale al 2008, era stato progettato per accogliere circa la metà degli utenti odierni.
Da qui la crescita «geometrica» delle persone che ogni anno si recano al Consolato, e le conseguenze che chiunque ci sia passato conosce: attese lunghe, appuntamenti difficili da ottenere, spazi di ricezione insufficienti.
Perché la popolazione cresce
Vale spiegare il fenomeno, perché non si tratta di nuova emigrazione dall’Italia.
La crescita dei residenti registrati in un Paese con immigrazione italiana storica come il Cile dipende in larghissima parte dal riconoscimento della cittadinanza per discendenza: discendenti di emigrati arrivati fra Ottocento e Novecento che completano la pratica e vengono iscritti all’anagrafe dei residenti all’estero.
Il che produce un effetto a catena sui servizi consolari: ogni nuovo cittadino genera pratiche — passaporto, stato civile, trascrizioni, poi quelle dei figli — e resta nel sistema per decenni.
Cioè: la domanda di servizi consolari in un Paese come il Cile non è proporzionale ai flussi migratori, ma al numero di discendenti che decidono di regolarizzare la propria posizione. E quel numero è cresciuto molto.
Il progetto
Il disegno è opera degli architetti italiani Umberto Bonomo e Alberto Moletto, che hanno immaginato uno spazio dall’estetica rigorosa e moderna, capace allo stesso tempo di dialogare con la tradizione classica.
I materiali scelti sono due:
Il mattone, caratteristico dell’architettura italiana dall’epoca romana a oggi — un materiale che attraversa duemila anni di edilizia italiana senza soluzione di continuità, dai fori imperiali all’architettura del Novecento.
Il legno, elemento moderno e insieme richiamo ai soffitti a cassettoni dei grandi edifici storici.
È una combinazione che evita entrambe le trappole abituali di un edificio istituzionale all’estero: la citazione letterale — colonne, timpani, marmo finto — e l’anonimato internazionale di vetro e acciaio che potrebbe stare in qualunque città del mondo.
Un edificio pubblico è un messaggio
Vale ricordarlo perché di solito si dà per scontato: la sede in cui uno Stato riceve i propri cittadini all’estero comunica qualcosa, che lo voglia o no.
Una sala d’attesa insufficiente, con file in strada, dice una cosa. Uno spazio progettato per il numero reale di persone che lo usano ne dice un’altra — e in un contesto dove il rapporto fra cittadino e amministrazione consiste quasi interamente in attese e appuntamenti, quel messaggio pesa più di qualsiasi dichiarazione.
I servizi non si fermano
Un punto importante per chi ha una pratica in corso: la costruzione della nuova struttura, quando potrà iniziare al termine della progettazione e del processo autorizzativo, non interromperà i servizi consolari.
È una condizione che vincola il progetto fin dall’inizio — costruire accanto, non al posto — e spiega la scelta dello spazio adiacente.
I tempi
Fra il via libera alla progettazione esecutiva e l’apertura di un edificio ci sono due fasi con tempi propri: il processo autorizzativo locale e la costruzione.
Nessuna delle due è breve, ed è ragionevole che chi ha una pratica da avviare non aspetti la nuova sede. Il modo di ridurre le attese resta quello di sempre: documenti in regola e dati anagrafici aggiornati prima di prenotare.
Domande frequenti
Perché serve una nuova area consolare a Santiago?
Perché il numero di utenti è cresciuto molto più in fretta della struttura: l''edificio attuale, ristrutturato l''ultima volta nel 2008, era stato pensato per circa la metà delle persone che oggi vi si rivolgono.
Quanti italiani risiedono in Cile?
Quasi 80.000, contro i 68.000 del 2018.
Che cosa prevede il progetto?
Una nuova area dedicata alla ricezione del pubblico, in uno spazio adiacente a quello attuale, pensata per un''esperienza più confortevole.
Chi firma il progetto?
Gli architetti italiani Umberto Bonomo e Alberto Moletto.
Con quali materiali?
Mattoni e legno: il primo richiama l''architettura italiana dall''epoca romana in poi, il secondo è insieme elemento moderno e riferimento ai soffitti a cassettoni.
I servizi si interromperanno durante i lavori?
No: la costruzione della nuova struttura è pensata per non interrompere l''erogazione dei servizi consolari.
Quando sarà pronto?
La progettazione esecutiva precede il processo autorizzativo e poi la costruzione; i tempi dipendono da entrambe le fasi.