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Emigrare da anziani: la generazione che ha seguito i figli

Impresión a una tinta de una esquina de cancha de bochas con cuatro bolas en reposo, el bochín adelante y un metro plegable sobre la gravilla.

La comunità italiana in Cile viene di solito raccontata attraverso due figure: l’emigrato dell’Ottocento che aprì un negozio a Valparaíso, e il discendente di terza o quarta generazione che porta un cognome italiano e parla soltanto spagnolo.

Esiste però una terza figura, molto meno raccontata: chi è arrivato in Cile da anziano, seguendo un figlio o una figlia già emigrati.

Un fenomeno con regole proprie

La migrazione in tarda età è l’esatto contrario della migrazione classica, e vale metterle a confronto:

Migrazione economicaMigrazione in tarda età
EtàGiovane adultaOltre i sessanta, spesso molto oltre
MotivoLavoro, futuroFamiglia: figli e nipoti
ProgettoCostruire una vitaAccompagnarne una già costruita
LinguaNecessaria per lavorareImparata per socialità, spesso in modo parziale
Rete socialeDa costruireQuella della famiglia che accoglie
RitornoIpotesi sempre apertaRaramente praticabile

L’ultima riga è quella che pesa di più. Chi emigra a trent’anni può tornare; chi si trasferisce a settanta, nella pratica, no.

Chi sono

Si tratta in gran parte di persone nate fra gli anni Venti e i primi anni Quaranta: una generazione con una biografia molto densa.

Molti hanno cominciato a lavorare da giovanissimi — nelle fabbriche del nord, nei laboratori artigiani, nei campi. Hanno attraversato la Seconda Guerra Mondiale da bambini o da ragazzi. Hanno vissuto la ricostruzione e poi il boom economico, con la trasformazione dell’Italia da Paese agricolo a Paese industriale nell’arco di una sola vita.

Quando i figli sono partiti — verso il Cile o altrove — sono rimasti. E in alcuni casi, molti anni dopo, li hanno raggiunti.

Perché il Cile

Le motivazioni che ricorrono sono due, e vanno insieme.

La prima è ovvia: stare vicino a figli e nipoti. Per una persona anziana la distanza fra Europa e Sud America non è un fastidio logistico: è la differenza fra vedere i nipoti crescere e vederli in fotografia.

La seconda sorprende: il clima. Diverse zone del Cile — dalla valle centrale al nord — offrono inverni molto più miti di quelli della pianura padana o delle Alpi, e per chi ha problemi articolari o respiratori quella differenza è concreta.

Le difficoltà reali

Sarebbe disonesto raccontarlo come una scelta senza costi.

La lingua. Imparare lo spagnolo a settant’anni è possibile ma parziale. Molti raggiungono un livello funzionale e nessuno raggiunge la sfumatura, il che limita le amicizie nuove a conversazioni semplici.

La rete sociale. Una persona anziana lascia dietro di sé una rete costruita in decenni: vicini, amici d’infanzia, la parrocchia, il bar. Quella rete non si ricostruisce.

La città. Si lascia un luogo che si conosce metro per metro per una città in cui non si sa muoversi da soli, il che riduce l’autonomia proprio nella fase della vita in cui è più preziosa.

La sanità. Orientarsi in un sistema sanitario straniero, con altre regole e altro lessico, è complesso a qualunque età e molto di più in vecchiaia.

Il ruolo delle istituzioni della collettività

È qui che club, associazioni regionali e strutture assistenziali della comunità italiana svolgono la funzione più concreta e meno visibile: sono spesso l’unica rete sociale in lingua disponibile a chi arriva anziano.

Un circolo dove si parla italiano, si gioca a carte e si mangia quello che si mangiava a casa non è folclore per queste persone. È la differenza fra una vecchiaia condivisa e una vecchiaia in una stanza.

Perché conviene raccogliere queste storie

C’è una ragione pratica e urgente. Le persone nate negli anni Venti e Trenta sono le ultime con memoria diretta della guerra, del lavoro minorile in fabbrica, dell’Italia contadina precedente al boom.

Quella memoria non sta in nessun archivio scritto. Sta nelle loro parole, e ha una scadenza. Le comunità italiane all’estero che hanno raccolto testimonianze orali finché era possibile conservano oggi materiale che nessuna ricerca potrà più produrre.

Domande frequenti

Che cos'è la migrazione in tarda età?

Il trasferimento di una persona anziana verso il Paese in cui vivono i figli già emigrati. È un fenomeno distinto dalla migrazione economica classica.

Quanto è diffusa nella comunità italiana in Cile?

Non è la componente principale, ma esiste ed è più frequente di quanto si pensi, soprattutto fra chi ha figli stabilitisi nel Paese a partire dagli anni Novanta.

Quali sono le motivazioni tipiche?

La vicinanza a figli e nipoti, e in molti casi il clima e le condizioni di vita di alcune zone del Cile.

Quali sono le difficoltà?

La lingua imparata in età avanzata, la perdita della rete sociale costruita in una vita, la distanza dalla propria città e l''accesso al sistema sanitario.

Che generazione è quella nata negli anni Venti?

Quella che ha lavorato da giovanissima, ha attraversato la Seconda Guerra Mondiale e ha vissuto la ricostruzione e il boom economico italiano.

Perché è importante documentarla?

Perché è la generazione con la memoria diretta di quel periodo, e quella memoria non è recuperabile da nessun archivio scritto.

Che ruolo hanno le istituzioni della collettività?

Decisivo: club, associazioni regionali e strutture assistenziali sono spesso l''unica rete sociale in lingua disponibile a chi arriva anziano.