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[ Cultura ]

«La città in-visibile»: Calvino e le scuole italiane del Cile

Impresión a una tinta de un busto de escultor sobre un pedestal alto, cubierto por una tela con pliegues gruesos.

Per il centenario della nascita di Italo Calvino si è svolto in Cile un progetto didattico intitolato «La città in-visibile», rivolto alle scuole paritarie italiane del Paese.

Il titolo gioca con quello del libro di Calvino da cui tutto parte — «Le città invisibili» — spezzandolo per suggerire l’operazione richiesta agli studenti: rendere visibile ciò che nella propria città non si vede.

Le tre scuole

ScuolaCittà
«Vittorio Montiglio»Santiago
«Alcide De Gasperi»La Serena
«Arturo dell’Oro»Valparaíso e Viña del Mar

Il progetto ha coinvolto più di duecento alunni e i docenti dei dipartimenti di italiano delle tre scuole, con la conduzione di due formatori specializzati in didattica ludica.

Il libro da cui si parte

«Le città invisibili» è il libro in cui Marco Polo descrive a Kublai Khan una lunga serie di città immaginarie. Ognuna è costruita intorno a un’idea: una città fatta di scambi, una che esiste solo nei desideri di chi la guarda, una che ripete sé stessa all’infinito, una sospesa su una rete.

Alla fine del libro emerge il sospetto che Marco Polo stia descrivendo sempre la stessa città — la propria — da angolazioni diverse.

È un testo perfetto per un lavoro con adolescenti per una ragione precisa: non richiede erudizione. Ogni capitolo è breve, autonomo e proposto come un problema di immaginazione. Si può entrare da qualsiasi punto.

Il metodo: la didattica ludica

Le attività erano costruite sul gioco: giochi di parole, giochi di percezione, strumenti ludici per inventare città.

Vale chiarire che cosa significa, perché «didattica ludica» suona come intrattenimento e non lo è. Dietro ogni gioco c’è un obiettivo definito: allenare l’osservazione, forzare un cambio di punto di vista, costruire una struttura narrativa, esercitare il lessico.

La differenza con la lezione tradizionale non sta nella serietà dell’obiettivo ma nella posizione dello studente: in un gioco è chi decide, non chi riceve.

Le due fasi

Il processo è stato costruito in due tempi, e l’ordine è la parte più intelligente del progetto.

Prima i docenti. Incontri formativi online in cui gli insegnanti hanno attraversato loro stessi il mondo di Calvino, con i giochi di parole e gli strumenti per inventare città.

Poi gli studenti. Le attività in classe, condotte dagli stessi docenti insieme ai formatori.

Un progetto che formi solo gli studenti si esaurisce con l’ultima sessione. Uno che formi prima i docenti lascia nelle scuole strumenti utilizzabili anche negli anni successivi. È la differenza fra un evento e un investimento.

La domanda centrale

Le attività ruotavano intorno a poche domande, tutte della stessa famiglia:

Come nasce una città dalle storie? Come raccontare la propria città immaginandola con Calvino? Che cosa raccontano i nostri occhi al cervello quando guardiamo la città in cui viviamo?

L’ultima è la più interessante, perché è una domanda percettiva prima che letteraria. Chi vive in un luogo smette di vederlo: il cervello sostituisce l’osservazione con l’aspettativa. Un esercizio che costringe a guardare di nuovo un percorso quotidiano produce, quasi sempre, una piccola sorpresa.

Il ponte fra due Paesi

C’è un elemento che rende il progetto particolarmente adatto a queste scuole: gli studenti vivono in una connessione continua fra il mondo cileno e quello italiano.

Santiago, La Serena, Valparaíso: tre città cilene molto diverse fra loro, guardate con lo strumento di uno scrittore italiano, in lingua italiana, da ragazzi che appartengono a entrambe le culture. La città invisibile che ne esce non è né italiana né cilena.

Che cosa è emerso

La conclusione riportata dagli incontri è tanto semplice quanto poco scontata: una grande voglia di narrazione da parte dei ragazzi, e la loro capacità di immaginare un mondo diverso — e soprattutto migliore — di quello in cui vivono.

È esattamente ciò che «Le città invisibili» propone, cinquant’anni dopo la sua pubblicazione: che descrivere una città come potrebbe essere è già un modo di cominciare a cambiarla.

Domande frequenti

Che cos'era il progetto «La città in-visibile»?

Un percorso didattico realizzato in Cile per il centenario della nascita di Italo Calvino, rivolto alle scuole paritarie italiane del Paese.

Quali scuole hanno partecipato?

La «Vittorio Montiglio» di Santiago, la «Alcide De Gasperi» di La Serena e la «Arturo dell''Oro» di Valparaíso e Viña del Mar.

Quanti studenti ha coinvolto?

Più di duecento alunni, oltre ai docenti dei dipartimenti di italiano delle scuole.

Che cosa sono «Le città invisibili»?

Il libro di Calvino in cui Marco Polo descrive a Kublai Khan una serie di città immaginarie, ciascuna costruita intorno a un''idea.

Che cos'è la didattica ludica?

Un metodo che usa il gioco come strumento di apprendimento: giochi di parole, di percezione e di invenzione, con obiettivi didattici precisi dietro ogni attività.

Come è stato strutturato il lavoro?

In due fasi: prima la formazione dei docenti con incontri online, poi le attività con gli studenti nelle scuole.

Che cosa è emerso dagli incontri?

Una forte voglia di narrazione da parte dei ragazzi e la capacità di immaginare un mondo diverso e migliore di quello in cui vivono.