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I trentini del Cile: da La Serena al motore della Regione di Coquimbo

Impresión a una tinta de una mesa larga vista desde arriba, con platos, vasos y muchas manos alrededor.

Il piccolo gruppo di italiani del Trentino emigrati a La Serena negli anni Cinquanta è diventato, nel corso di due generazioni, uno dei motori economici e culturali della IV Regione del Cile, la Regione di Coquimbo.

È una storia di dimensioni ridotte e di effetti sproporzionati, e vale raccontarla per quello che dice sui meccanismi dell’emigrazione organizzata.

L’accordo che li portò lì

Arrivarono dalle Alpi italiane all’inizio degli anni Cinquanta, quando la povertà dominava ancora le valli nel dopoguerra, in seguito a un accordo fra il presidente del Consiglio italiano Alcide De Gasperi —egli stesso trentino— e il presidente cileno Gabriel González Videla.

Due elementi rendono il caso particolare rispetto all’emigrazione italiana classica:

Non fu spontanea. La grande emigrazione italiana verso il Sud America funzionò per catene familiari: uno partiva e chiamava gli altri. Qui ci fu un accordo bilaterale, con un progetto e una destinazione definita.

Fu regionale, non nazionale. Non partirono «italiani» genericamente: partirono trentini, con una lingua, una cucina e un mestiere agricolo alpino specifici. Questo spiega perché settant’anni dopo esiste ancora un Club Trentino e non soltanto un club italiano.

Trovarono una terra molto diversa da quella che avevano lasciato — il semiarido cileno, con le sue valli irrigate, non somiglia in nulla a una valle alpina — e dovettero adattare a quel clima competenze agricole nate in un altro.

I numeri di oggi

Dato
Cittadini italiani nella conurbazione La Serena-Coquimbo~2.000
Abitanti della conurbazione~450.000
Quota sulla popolazioneSotto lo 0,5 %
Alunni della Scuola Italiana «Alcide De Gasperi»~650

Il rapporto fra la prima e l’ultima riga è il punto interessante di tutta la vicenda: una comunità che rappresenta meno di mezzo punto percentuale della popolazione mantiene una scuola con seicentocinquanta alunni. Vuol dire che la scuola non serve la comunità: serve la città.

Le aziende

La comunità trentina ha dato vita a numerose aziende che danno lavoro a migliaia di persone e che costituiscono un punto di forza dell’economia locale — fra queste La Alpina, il cui nome dichiara da sé la provenienza dei fondatori.

Il meccanismo è quello classico dell’imprenditoria migrante di prima generazione: competenze tecniche portate da casa, applicate a un mercato dove nessuno le offriva ancora, con reinvestimento sistematico degli utili e manodopera reclutata sul posto. Quello che distingue il caso trentino è la densità: poche famiglie, molte imprese, quasi tutte rimaste nella stessa regione invece di trasferirsi a Santiago appena riuscite.

La scuola

Fondando e facendo crescere la Scuola Italiana «Alcide De Gasperi», con il sostegno della Provincia Autonoma di Trento, la comunità ha dato un impulso rilevante all’internazionalizzazione della IV Regione.

Il sostegno della Provincia è la chiave istituzionale del caso. Le province e le regioni italiane mantengono rapporti diretti con le proprie comunità all’estero, indipendentemente dai canali nazionali, e finanziano scuole, borse di studio e scambi. Per una città media del nord del Cile, avere una scuola bilingue collegata a un ente pubblico europeo è un’infrastruttura che nessun bilancio comunale avrebbe potuto costruire.

Che cosa significa oggi «italianità»

Negli incontri fra i giovani italiani della zona il tema ricorrente è come rendere attuale il sentimento di appartenenza. La conclusione che emerge è netta e vale ben oltre La Serena: l’italianità oggi non è soltanto richiamo alle radici, ma sempre più desiderio di collegarsi all’Italia contemporanea — quella dello studio, del lavoro, della tecnologia e del design.

È un cambio di registro generazionale con conseguenze pratiche. Il nipote di un emigrato trentino non cerca la valle da cui partì il nonno: cerca un’università a Milano, uno stage a Torino, un mercato per la propria azienda. Le istituzioni che riescono a offrire quel collegamento restano rilevanti; quelle che offrono solo memoria, lentamente, no.

Il paiolo

Il segno più visibile che la cultura trentina è ancora viva a La Serena resta però il più semplice: i membri del Club Trentino che mescolano la polenta nel paiolo tradizionale in occasione degli incontri collettivi.

Non è folclore residuale. È la stessa polenta che si mangiava nelle valli da cui partirono, cucinata con lo stesso attrezzo, a dodicimila chilometri di distanza e settant’anni dopo — e per una comunità di duemila persone è il modo più economico e più efficace di restare sé stessa.

Domande frequenti

Quando arrivarono i trentini in Cile?

All''inizio degli anni Cinquanta, quando la povertà dominava ancora le valli alpine nel dopoguerra.

Perché proprio a La Serena?

In seguito a un accordo fra il presidente del Consiglio italiano Alcide De Gasperi, egli stesso trentino, e il presidente cileno Gabriel González Videla.

Quante persone con passaporto italiano vivono nella zona?

Circa 2.000, in una conurbazione — La Serena-Coquimbo — di circa 450.000 abitanti.

Che peso hanno nell'economia locale?

Sproporzionato rispetto al numero: la comunità ha dato vita a numerose aziende che occupano migliaia di persone e costituiscono un punto di forza dell''economia della IV Regione.

Che cos'è la Scuola Italiana «Alcide De Gasperi»?

La scuola italiana di La Serena, fondata e sviluppata dalla comunità trentina con il sostegno della Provincia Autonoma di Trento. Conta circa 650 alunni.

Che cosa fa il Club Trentino?

Tiene vive le tradizioni della comunità, fra cui la polenta cucinata nel paiolo tradizionale in occasione degli incontri collettivi.

Come vivono l'italianità i giovani della zona?

Meno come richiamo alle radici e più come desiderio di collegarsi all''Italia contemporanea: studio, lavoro, tecnologia, design. È un cambio di registro generazionale.